Biova Project è la startup nata da un’idea di Emanuela Barbano e Franco Dipietro con lo scopo di ridurre lo spreco alimentare riutilizzando il pane invenduto dalla grande distribuzione (gdo) così come dai panettieri di quartiere. Nel fare questo, Biova Project partecipa alla riduzione delle emissioni e dei costi ambientali di una filiera – quella del cibo – che a livello globale spreca circa il 40 per cento
A sostegno del loro lavoro, Emanuela e Franco portano due cifre che sono tanto significative quanto spaventose: ogni giorno, solo in Italia, vengono buttate 1.300 tonnellate di pane. L’80 per cento di questo prodotto, infatti, non viene venduto e rimane sugli scaffali dei punti vendita, luogo dove avviene lo spreco maggiore. Trasformare in nuovo valore questo scarto è l’obiettivo di Biova Project che applica al problema un approccio di economia circolare. Per questo è entrata a far parte dell’ecosistema di LifeGate Way, la partecipata del gruppo nata con l’obiettivo di mettere in rete e valorizzare esperienze di startup native sustainable, ovvero naturalmente sostenibili e amiche dell’ambiente.

Biova Project ritira il pane invenduto dai punti vendita della gdo o da realtà locali con cui ha instaurato un rapporto, per esempio un quartiere o una regione, e lo utilizza per sostituire fino al 30 per cento della materia prima tradizionalmente usata per produrre birra: il malto d’orzo. La birra viene prodotta in laboratori locali già esistenti e distribuita in co-branding attraverso gli stessi canali di fornitura del pane invenduto, con un’etichetta che indica la provenienza del pane utilizzato. Ma il cerchio non si chiude qui, perché Biova Project ha trovato il modo di riutilizzare anche gli scarti della birra per produrre snack e per realizzare il packaging dei prodotti stessi. I risvolti di questa avventura ce li racconta Franco Dipietro.

Visualizzazione di 4 risultati